(Senza stelle)

La lama di questa falce

di Luna,

mi taglia il cuore mentre

ti guardo,

il mio amore sanguina

per te.

(MarioVolpe)

L’IVA PARTITA DI PRESA IN GIRO PER I CONSUMI

Poter scaricare lo scontrino fiscale è un atto d’equità sociale.

Chiunque abbia fatto studi commerciali conosce certamente il significato e il principio sul quale si basa l’IVA, ovvero l’imposta sul valore aggiunto. 

Tassa, questa, che fa lievitare i prezzi al consumo in maniera consistente, imponendo di pagare allo Stato una gabella su tutti i prodotti che consumiamo. In verità l’idea di far sborsare degli oboli sulle merci è abbastanza vecchia, ma l’IVA, rispetto alle forme passate d’imposte sui consumi, dovrebbe avere una concezione moderna ed equa, in contrapposizione all’accumulo indiscriminato di tributi su tributi alla stregua del passato.

Come dice il nome stesso, l’imposta sul valore aggiunto (IVA) è concepita per tassare solo l’utile derivante dalla cessione di beni o servizi e la sua applicazione è regolata da un meccanismo di scarico fiscale, grazie al quale è possibile portare in detrazione la tassa versata al precedente soggetto economico. 

In poche parole, chi ha un’attività con partita IVA, acquistando una fornitura di un bene o un servizio verserà il contributo al suo fornitore (sostituto d’imposta), per recuperarla, successivamente, dalla vendita fatta al proprio cliente. Il sistema consente di pagare all’Erario solo la differenza tra IVA addebitata e accreditata, ovvero solo la tassa sull’utile frutto dalla transazione economica. 

Fino a questo punto è tutto in regola ed equamente distribuito, ma quando è un consumatore finale ad acquistare un prodotto o un servizio, non essendo possessore di partita IVA (quel numero da 11 cifre che identifica un operatore economico), non potrà a sua volta rivalersi su nessuno, non essendoci altri soggetti su cui riversare l’imposta. Quindi sarà costretto a pagare la tassa per intero, non solo per la parte applicata sul guadagno del suo negoziante di fiducia, ma anche per quella imputata sul costo puro della merce, ovvero sulla quota di capitale iniziale che il negoziante ha investito per caricare il prodotto sullo scaffale. 

Da questa semplice costatazione risulta evidente che la fantomatica Imposta sul valore aggiunto non è affatto pagata solo sul guadagno, ma grava su tutta la spesa; in netta contraddizione con il nome stesso attribuito all’imposta.

Di fatto, sulle compere del consumatore ricadono aggravi abnormi che riducono fortemente il potere d’acquisto delle famiglie e limitano l’incremento dei consumi e, di conseguenza, la crescita economica. In un paese moderno e civile si dovrebbero ridurre al minimo i costi occulti per i cittadini, offrendo l’opportunità ai consumatori di scaricare il valore degli scontrini.

In questo modo si abbasserebbe la base imponibile sulla quale calcolare le tasse annuali, ristabilendo un’equità economica e fiscale per tutti.

(MarioVolpe)

FACCIAMO IL PUNTO

La punteggiatura è capace d’accelerare o frenare la lettura, facendola divenire un entusiasmante percorso ad ostacoli.

punti

Ogni volta che siedo davanti alla tastiera del pc sono già carico di pensieri raccattati nei giorni e nelle settimane precedenti. Li ammasso, di volta in volta e li ripeto di continuo, in un angolo della testa, per non dimenticarli fino a che, divenuti maturi, ne faccio una miscela poco strutturata, ed infine scelgo la trama attraverso cui riversarli sul bianco brillante dello schermo.
A dire il vero non sempre mi abbandono alla comodità del computer, spesso mi affido a carta e penna per rivivere il nostalgico odore della cellulosa e il rumore sottile della biro sulle imperfezioni del foglio. Un breve ritorno agli strumenti antichi della scrittura che producono, come primo risultato, un blocco compatto di parole pronto per essere modellato dall’azione di successive stesure.
Come primo risultato viene fuori un testo amorfo, una sorta di materia prima come una lastra di marmo primordiale su cui cesellare, colpo su colpo, la forma originaria che avevo in mente. Eppure, stesura dopo stesura, operazione con cui si tende a raffinare l’opera di scrittura, la forma granitica dell’immagine originaria tende a maturare lentamente come se, l’opera stessa, volesse liberarsi dalla mia influenza. Infatti, leggendo e rileggendo il primordiale ammasso di frasi e parole pretende di decidere autonomamente del suo aspetto e della sua sostanza sfruttando la mia mano, il mio occhio e la mia mente per allontanarsi, talvolta non di poco, rispetto a ciò che avevo, in origine, immaginato.
Un’opera che diventa vivente e che pretende lo stesso rispetto di un qualunque essere, reclamando il diritto alla cura di sé stessa tra le spigolature e le curve narrative con cui vuole sedurre il lettore. Una sorta di favola di Pinocchio, un lavoro d’artigianato realizzato da un pezzo di legno per farne un oggetto da compagnia per mastro Geppetto, trasmutato in materia pensante.
Una scultura lignea che vive! Forse uno scrittore come Mauro Corona avrebbe barattato tutti i peli della sua barba per una cosa del genere e pure chissà se il mitico Collodi avrebbe mai immaginato, prima di dare voce al suo burattino, che un frutto artistico possa affrontare il mondo da solo dalla prima lettera fino all’ultimo punto.
Ed è proprio sul punto, e non solo, che vorrei richiamare l’attenzione, infatti esistono anche la virgola, l’esclamativo, l’interrogativo, il punto e virgola, i sospensivi e gli altri segni fuori dal comparto delle lettere, capaci di frenare o di accelerare la lingua del lettore, impostando: salite, discese, curve, avvallamenti e frenate, nel flusso del pensiero scritto.
Segni poco inclini ad osservare regole rigide, strumenti poco raccomandabili, talvolta usati con estro estremo e con il coraggio dello sperimentatore ribelle e capace di trarre da una storia scialba un capolavoro di scrittura.
In realtà non sono soltanto le banalità raccontate che possono trarre beneficio da una punteggiatura ben strutturata. Lo sono anche le grandi storie incasellate dai punti di pausa e dalle cadenze dei toni di lettura che la punteggiatura segnala. Senza questi segni irriverenti la narrazione potrebbe essere un blocco di materia semigrezza, un semilavorato dove ognuno può metterci le mani creandosi una propria forma alla stregua di una successione di note senza pause, che darebbero origine ad una cascata travolgente di suoni senza respiro. Pur sembrando questo il miglior modo democratico per affrontare la lettura, la mancanza d’appropriata interpunzione potrebbe stravolgere il pensiero originario dell’autore. Infatti, è risaputo a tutti che una virgola cambiata di posto può modificare totalmente il senso della frase, figuriamoci una manciata di segni lanciati alla rinfusa sulla pagina scritta cosa potrebbe produrre. Eppure, non è possibile andare in battaglia senza munizioni, un battaglione che schiera fucili senza pallottole farebbe impressione al primo sguardo, ma otterrebbe scarsi risultati. Perché è proprio questo che affronta il lettore, una battaglia contro lo scrittore, che invade la sua intimità schierando eserciti di parole, talvolta privi della giusta qualità e quantità di munizioni che possano garantire il successo sul campo.

(MarioVolpe)