L’economia del Virus

Siamo in piena emergenza sanitaria, in cui sta facendo eco una terribile parola: pandemia.

Una condizione a cui l’uomo moderno non sembra più essere abituato dopo che, grazie ai vaccini e al progresso della medicina, ogni possibile malattia infettiva sembra essere un semplice fastidio. Improvvisamente scopriamo che la realtà è completamente diversa; scopriamo che la natura ha ancora in serbo sorprese poco piacevoli.  Sorprese capaci di scuotere fin dalle fondamenta la struttura del tessuto sociale della nostra organizzazione civile, avvalorando la poetica leopardiana di una natura matrigna e non madre. Eppure questa matrigna ci ha fornito l’arma migliore per superare le prove a cui essa stessa ci sottopone. Quest’arma è il nostro intelletto grazie al quale possiamo studiare il nemico e arginarlo, fino ad isolarlo del tutto.

L’emergenza di Covid-19 è uno di questi nemici che tutti noi siamo chiamati a combattere in base alle proprie possibilità e capacità, ma una regola comune che si chiede di rispettare è la riduzione drastica dei contatti sociali con il conseguente arresto di tutte le attività che ne conseguono. Teatri e cinema chiusi, ma non solo, anche luoghi di culto, scuole, stop totale a ristoranti, bar, negozi e tutte le attività non necessarie alla sopravvivenza. Un’ibernazione della vita sociale ed economica per diminuire la diffusione del contagio per consentire alle strutture sanitarie di gestire gli attuali ammalati e di accogliere anche i pazienti affetti da altre patologie. Niente in contrario, quindi, alle restrizioni dure concepite per salvare la vita alla gente, ma ogni singolo individuo, ogni singola azienda, ogni singola famiglia, ogni macrosistema sociale -fondamentale per la sopravvivenza del nostro tessuto economico- dove potrà reperire le risorse necessarie per andare avanti e soprattutto da dove attingere, una volta passata l’emergenza, per ripartire?

Congelare la vita sociale richiede il conseguente congelamento di tutte le scadenze fiscali, delle rate dei mutui e degli altri prestiti, della maturazione degli interessi per finanziamenti, ogni risorsa finanziaria privata delle imprese dovrebbero essere dirottata verso il sostentamento dei suoi attori umani.

Provvedimenti pesanti e molto costosi che urgono in concomitanza con le restrizioni alla mobilità e delle attività economiche; in poche parole chi resterà chiuso dovrà essere esentato dalla pressione fiscale e chi, abbassando la saracinesca, si troverà senza risorse per vivere dovrà necessariamente essere sostenuto. Chiedere a gran voce, quindi, misure a sostegno della sopravvivenza e in particolar modo la garanzia che tali misure non siano il pretesto, da parte del Governo, per inasprire –in futuro- la morsa fiscale per compiacere numeri che restano incompatibili con l’eccezionalità del momento e con gli strascichi che si porterà dietro.

Dopo questa dura lezione non resterà che ripensare ad un diverso concetto d’economia ed in particolare della ricchezza individuale, accentrata nelle mani di pochi. Ricomporre la scala della priorità, sarà di fondamentale importanza, come lo sarà il riconoscimento delle reali competenze acquisite in anni di studi e di lavoro e, soprattutto, si dovrà riformulare il concetto di tassazione, di spesa pubblica e il significato attribuito al bene comune.

Stiamo pagando a caro prezzo la decisione del taglio della spesa sanitaria, dei posti letto, della chiusura di ospedali, ma paghiamo anche l’incuria di politici e di amministratori poco attenti. Lo stesso prezzo pesa sui continui tagli all’istruzione ed alla cultura, perché –pensandoci bene- il benessere e la sicurezza di una comunità e di una nazione dipende dalla qualità dei suoi singoli individui, perché la salute, lo sviluppo intellettivo e i valori umani sono pilastri fondamentali per affrontare il nostro futuro.

(MarioVolpe)

#mariovolpescrittore

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