La quarta via

Impronte indelebili nel cuore culturale di Napoli

 

ffUn atto d’amore verso la cultura, questa è stata la valenza simbolica e potente del gesto della poetessa Lina Adele Giubitosi all’apertura della presentazione della sua ultima silloge poetica: “La quarta via”.

Un gesto concretizzato dall’atto di donare; Lina, infatti, ha letteralmente regalato il suo volume a tutti i presenti nella prestigiosa sala convegni del Grand Hotel Parker’s di Napoli. Non si è trattato solo d’offrire al lettore la profonda delicatezza dei suoi versi, ma di fare omaggio anche del lavoro e dello sforzo necessario per partorire una creatura complessa come quella di un libro.

La poetessa Lina Giubitosi, permeata della sua brillante sensibilità, è riuscita a fare molto di più, costruendo lo spessore culturale della serata tra le tappezzerie e gli arredi che rimandano all’atmosfera di una Belle Époque Napoletana sognata da una schiera di nostalgici del buon gusto. I suoi versi, solidi e concreti come i mattoni di una fortezza, sono stati ingrediente principe, miscelato con dovuta sapienza alle esecuzioni musicali del flauto e del pianoforte di Francesco D’Acunzo e di Antonella De Pasquale,  per addolcire le interessanti ed acute osservazioni degli intellettuali invitati all’evento.la4v2

Eppure al di là delle granitiche visioni del poeta professore Giulio Mendozza e dell’editore Monetti resta la meravigliosa apertura dell’autrice de “La quarta via”, che da un’interpretazione metaforica del titolo ritrova una strada alternativa nell’offrire la possibilità di leggere, e soprattutto di leggere poesia: estratto dell’anima di ogni verseggiatore.

Considerazioni, queste, condivise anche dal gruppo letterato dei Perliani, guidato dalla dolce mano poetica di Anna Busiello e di cui Lina è fuoco vivo e calore umano. Ed è stato tra l’avvolgente calore umano dell’amicizia e della cultura che questi figli, di una Napoli troppo martoriata, hanno lasciato sul suo terreno le loro preziose e inimitabili impronte.

(MarioVolpe)

Baci

Di mille baci ardenti,
brucianti come il sole
all’equatore
voglio ricoprirti per
tutto il tempo che
resta,
per tutte le ore che
che mai rintoccano
la mezzanotte.
(MarioVolpe)

Un dolce chiamato libro.

Un romanzo è come un dolce, la sua realizzazione richiede un ventaglio d’ingredienti da amalgamare con pazienza, da cuocere alla giusta temperatura rispettando i dovuti tempi e, infine, decorare fino a concretizzare l’immagine mentale che il pasticcere coltiva nella sua mente. Il risultato del lavoro del sapiente artigiano è offerto al gusto dell’assaggiatore, che attratto inizialmente dalle forme, dai profumi e i colori che stimolano il primo impatto ne assapora un pezzo concentrandosi sul gusto che l’amalgama spande sui ricettori del sapore. Il successo dell’opera è dato dal desiderio di mangiarne un altro pezzo. Alla stessa maniera di un dolce ben fatto, che stimola il gusto, un romanzo deve stimolare la curiosità del lettore obbligandolo a voltare pagine. Questo è un patto che le buone storie e i buoni libri non possono tradire.

Non basta vivere di poesia.

Ogni giorno su Facebook appaiono post auto celebrativi di maestri annoiati che pretendono di fare lezione di cultura attraverso i social per tenere viva l’attenzione sulla propria persona rinsecchita, annaspando in un mondo che si diverte a seppellirli con i suoi veloci cambiamenti. Eppure,oggi c’è bisogno di cultura più che mai, non tanto per avere un archivio mentale di nozioni ordinate come una libreria polverosa ma per plasmare ed allenare le nostre coscienze alla deduzione e al ragionamento, qualità sempre più rara e di cui si perde progressivamente il significato.
Riempire la testa della gente con un finto sapere equivale ad esaltare l’ignoranza e tenerla imbrigliata come un gregge da macello. Questa è la ragione per cui si rende fondamentale l’approfondimento di un sapere finanziario ed economico, affinché diventi sempre più difficile abboccare alle esche lanciate da governanti opportunisti e media pilotati dai poteri della moda del momento. Tra i fumi di questa guerra qualcuno divaga divertendosi a segnalare i refusi nei post scritti sulle microscopiche tastiere di un telefonino oppure a commemorare qualche sbiadita fotografia di una poeta sconosciuto fatto passare per uomo illustre da chi si autoproclama intellettuale in un che l’Italia resta isolata dall’Europa. (MarioVolpe)