Hong Kong, la guerriglia del sabato sera.

Sotto gli ombrelli della protesta potrebbe esserci molto altro

Ad Hong Kong sono le quattro del pomeriggio, sarei dovuto arrivare almeno due ore prima, ma il nuovo treno ad alta velocità da Guangzhou che taglia l’aria a quattrocento chilometri all’ora è ancorato ai binari senza alcuna ragione apparente. Senza alcun plausibile motivo. L’incertezza di non sapere è subito chiara, un lucido quadro s’era delineato all’arrivo. Il treno era stato trattenuto in Cina, la partenza posticipata in attesa che la rivolta giovanile ad Hong Kong terminasse, ma non abbastanza per non essere coinvolto negli ultimi lanci di sassi e di spray urticanti e le cariche per disperdere le ultime frange di manifestanti mascherati vestiti di nero, che hanno sostituito alla marcia degli ombrelli le bottiglie incendiarie.

I volantini di protesta sparsi per le strade di Hong Kong

 E’ una domenica pomeriggio come tante, una domenica in cui da alcuni mesi: cronisti, curiosi e turisti del brivido aspettano ai margini delle strade d’assistere alla battaglia d’acqua e fuoco tra le forze di polizia e manifestanti, giovani che chiedono il rispetto dei valori democratici e di libertà che il governo cinese considera il veleno della produttività. Si sparano proiettili di gomma e intanto potrebbe scapparci il morto, ma la marcia continua: le vetrine spaccate, i ristoranti chiusi e alberghi sprangati da porte di ferro, bancomat bruciati, ingressi della metropolitana ostruiti da barricate di fortuna, volantini con la svastica cinese ovunque, immagini del presidente Xi Jin Ping ridicolizzato e turisti che fotografano le scritte in cinese e in inglese sui muri, affinché tutto il mondo possa comprendere il messaggio.

 Quel pomeriggio, quella sera di domenica e del sabato precedente Hong Kong era stata uno scenario di guerra, un campo di battaglia devastato fino ad essere avvolto da una calma spettrale, da un’atmosfera surreale angosciante nel vedere la Tigre asiatica senza le folle, senza le auto, con i negozi e ristoranti serrati. Era la scena apocalittica dell’ultimo atto di uno squallido film di fantascienza. Gli scontri e le proteste sarebbero ripresi il fine settimana seguente, il giorno dopo sarebbe stato lunedì e di buon mattino i mezzi spazza-strade avrebbero tolto i detriti e le barricate di fortuna. Squadre di netturbini schierate per raccogliere i volantini di propaganda, il contenuto dei cassonetti rivoltati, i cocci di vetro e la plastica delle bevande. Mentre imbianchini e operai sarebbero stati già al lavoro per ridipingere le pareti imbrattate, sistemare i mattoncini scardinati dai marciapiedi e cancellare le scritte sui muri. Nell’arco di una notte Hong Kong sarebbe tornata quella di sempre fino a venerdì, per essere nuovamente teatro di guerra sabato e domenica: le proteste dei week-end.

Vetrine vandalizzate

Alla protesta per l’autonomia, per la libertà, la lotta nata per opporsi alla legge sull’estradizione dalle province autonome cinesi, tra cui Hong Kong, sembra aggiungersi lo spettro dell’economia e della grande finanza. Le motivazioni originali delle manifestazioni sembrano sfumate tra le grida dei cortei. L’omicidio commesso da un giovane di Hong Kong, che a Taiwan aveva ammazzato la sua fidanzata, era divenuto, con ogni probabilità, un forte pretesto per far approvare la legge sull’estradizione, secondo la quale i reati commessi ad Hong Kong sarebbero stati giudicati dai tribunali cinesi.

I mattoncini delle strade usati contro le vetrine.

L’iniziativa avrebbe di certo sbriciolato qualsiasi garanzia alla giusta difesa, alla libertà di parola,  condizionando fortemente l’autonomia della provincia e mettendo a rischio una folta schiera d’intellettuali e dissidenti contrari alle politiche del governo centrale, che avrebbe, in forza della nuova legge, potuto chiedere l’estradizione in Cina di migliaia di persone per giudicare reati d’opinione futili, ma ritenuti gravissimi dal regime cinese che non prevede la separazione del potere politico da quello giudiziario. Qualsiasi voce scomoda al partito sarebbe stata imbavagliata molto prima della fatidica data del 2047, quando la Cina avrà il diritto d’inglobare Hong Kong cancellando la formula amministrativa di “Una nazione due sistemi”, che aveva sottoscritto nel 1997 quando la ex-colonia britannica è ritornata alla madre patria.

Eppure qualcuno dalla Kowloon-bay grida che non è solo questo. La Cina non intende rispettare gli accordi internazionali, la sua ingerenza negli affari della provincia autonoma è sempre più pressante e che  vi sia l’intenzione di non aspettare la scadenza pattuita. Una Cina che non sta ai patti, l’immagine di un paese poco affidabile che vuole mettere le mani sulla piazza finanziaria internazionale, commerciale ed economica di Hong Kong prima che si svuoti, prima che le grandi multinazionali, le grandi banche internazionali, i fondi di gestione patrimoniali, portino via i loro asset in paesi dove la presenza dello Stato non è fortemente invasiva come in Cina. Dove l’economia prospera grazie alla libera iniziativa e dove la ricchezza non è gestita da un regime.

Proteste in strada ad Hong Kong.

 Una gara contro il tempo, indispensabile per una fuga ordinata o un’invasione programmata. Una gara che ha bisogno dei suoi sponsor, dei suoi diversivi e del suo scopo nobile, affinché gli occhi del mondo si focalizzino su di essa e l’attenzione dell’opinione internazionale possa frenare i rapaci artigli della Cina quel tanto che basta per negoziare e ridurre al minimo le perdite su entrambi i fronti in un mondo in cui la polizia è autorizzata a sparare ad un ragazzo di diciotto anni armato di un pericoloso cartellone.

Dedicato al coraggio di Tsang Chi-kin, il giovane attivista gravemente ferito dalla polizia ed arrestato per la libertà.

(Mario Volpe)

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China Prosit, il mio ultimo libro.
Mario Volpe

Huawei, cellulari e spaghetti.

La Huawei, una delle maggiori aziende di telefonia mobile al mondo, è passata in pochi anni dalla commercializzazione di modem e accessori per computer a produrre e dominare il mercato dei dei dispositivi mobili.

Quando nel 1987 Ren Zhengfei la fondò pensò che la sua creatura sarebbe cresciuta in breve tempo, ma non avrebbe mai immaginato di arrivare nel 2019 ad un fatturato di oltre un miliardo e settecento milioni di dollari.

Un miracolo economico, molto diverso da quello delle start-up americane, come Apple e Microsoft nate nei garage di casa ed affidate completamente al genio visionario dei suoi creatori. Il padre del P30-pro (uno dei cellulari più avveniristici sul mercato), la strada non ha dovuto asfaltarla tutta prima di percorrerla. Infatti, il buon vecchio Ren è stato CEO di Telecom-China, con tutti i vantaggi che derivano da una posizione del genere, ha inoltre beneficiato delle tecnologie e del design dei prodotti commissionati dalle aziende americane alle fabbriche cinesi, imitandone stile e funzionalità. Per non parlare dei sistemi operativi presi pari pari da quelli di Google.

Il garage dove è nata Apple

Malgrado non sia stato tutto farina del suo sacco e sia partita già da metà percorso anche la Huawei ha potuto presentare il suo miracolo al mondo, esaltando la bravura del suo fondatore e innalzandolo sul podio degli uomini più ricchi del mondo, come del resto è avvenuto per Alibaba, tralasciando che la Cina non è l’America.

In Cina per avere la fortuna di Jack Ma o di Zhengfei devi essere legato ai compagni di partito, devi avere un posto di comando ed essere parte di un sistema preordinato il cui obiettivo è rendere grande e potente il Paese e i suoi funzionari.

In Cina non puoi fare come Bill Gates e Steven Jobs; perché in Cina, per quanto tu sia bravo, nel garage sotto casa potrai solo cucinare gli spaghetti di soia per tutta la vita.

Mario Volpe
Huiko – Rogiosi Editore
un libro di Mario Volpe


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Importare dalla Cina – Il primo passo, la ricerca di un fornitore affidabile.

Il primo passo da compiere, per chiunque volesse iniziare un’importazione dalla Cina (come da altri paesi), è la ricerca di un fornitore affidabile. Dato per scontato che già si è identificato il prodotto o la serie di prodotti che s’intende acquistare e di aver fatto adeguate ricerche di mercato per determinare la forbice di prezzi accettabili, è possibile iniziare a scandagliare le varie opportunità offerte da organizzazioni private, camere di commercio e siti internet per l’identificazione di un buon contatto.

Decori per il Natale made in China

Per le importazioni dalla Cina è bene ricordare che esistono due macro possibilità di fornitura: una offerta direttamente dalle fabbriche produttrici e l’altra da agenzie di trading specializzate nell’importazione. Nel primo caso, ossia quello del fabbricante, il vantaggio principale è quello di poter beneficiare di prezzi più convenienti e di avere un certo controllo sulla personalizzazione dei prodotti, ma di contro i fabbricanti diretti accettano ordinativi di una certa consistenza. Infatti, se la quantità da importare non raggiunge i minimi richiesti è possibile rivolgersi alle trading presenti sul territorio, che offrono un servizio più adeguato alle piccole importazioni. In casi del genere è importante avere la consapevolezza di richiedere il servizio di un professionista, il cui costo è solitamente incluso nell’offerta del prezzo del prodotto. Talvolta la scelta di affidarsi ad un intermediario è l’unica alternativa possibile, in quanto non tutti i produttori cinesi sono muniti di licenza di esportazione e di conseguenza non sono autorizzati a preparare i documenti necessari per le vendite estere, per non parlare che molti fabbricanti non sono organizzati con personale adeguato a mantenere i contatti con i clienti stranieri.

Indipendentemente dalla tipologia di fornitore, è necessario trovare un soggetto affidabile che, non solo sia in grado di offrire un buon rapporto qualità prezzo, ma che abbia tutte le carte in regola per garantire un servizio post vendita, assistenza in caso di ricambi e la continuità di lavoro. Se in passato l’unica alternativa possibile era quella di sobbarcarsi il viaggio fino in Cina o affidarsi alle banche dati della camere di commercio, oggi è possibile affidarsi a piattaforme internet specializzate in tal senso. Si tratta di vetrine virtuali dove i produttori o le trading pubblicano i propri prodotti e le proprie offerte, rispettando un albero di categorie previsto dal gestore della piattaforma. Alcune di esse maggiormente evolute assegnano dei punteggi di affidabilità grazie ai quali l’eventuale compratore può farsi un’idea di massima sulle capacità dell’offerente.

 Le piattaforme più comuni e facilmente consultabili, senza nessun aggravio di costi, sono Alibaba.com,  Made-In-China.com, o quella della promossa dalla Fiera di Guangzhou, ma ne esistono molte altre, alcune delle quali altamente specializzate per specifici prodotti e raggiungibili tramite una semplice interrogazione nei motori di ricerca.

Prodotti ad alta tecnologia

Seppur tali piattaforme risultano velocizzare tantissimo la ricerca di un prodotto è sempre bene ricordare che non entrano in merito alla trattativa commerciale, lasciando eventuali rischi a carico del compratore e per tale ragione è necessario essere molto prudenti prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, pensando di aver trovato, in un solo colpo, l’Eldorado tanto agognato. Le incomprensioni, infatti, sono sempre dietro l’angolo ed infieriscono impietosamente sulla mancanza di esperienza di chi s’approccia per la prima volta a tale genere d’attività.

Un consiglio importante, da tenere sempre a mente, è che offerte troppo basse, rispetto al mercato, possono nascondere insidie ed è sempre buona norma richiedere, ove possibile, un campione del prodotto, pur dovendo pagare le spese di spedizione. Talvolta, poche centinaia di euro, investiti per una campionatura, sono lo scudo migliore contro le sgradite sorprese. Altro aspetto da non sottovalutare è la gestione del pagamento, scegliendo una forma che possa garantire anche il compratore; evitando di mandare danaro tout court al fornitore.

 E’ importante inoltre ricordarsi che l’uso di queste piattaforme non è sempre adeguato per grossi investimenti, pertanto se l’oggetto dell’importazione è una partita di merce di alto valore o le quantità da trattare sono elevate, è sempre consigliabile iniziare la ricerca visitando le numerose fiere campionarie organizzate in Asia e in Europa dove la possibilità d’incontrare faccia a faccia un potenziale fornitore può meglio garantire l’acquirente.

#mariovolpescrittore

#huiko

#l’anno del dragone

Huiko, curiosità.

Per scrivere Huiko (il mio ultimo libro edito da Rogiosi), ho impiegato quasi sei mesi, la maggior parte dei quali spesi più a togliere materia che ad aggiungerne.

L’idea del romanzo è nata al rientro da un recente viaggio di lavoro in Cina, nel corso del quale mi sono concesso la libertà di una visita al tempio di Man Mo, il più antico di Hong Kong.

Il tempio è dedicato alla venerazione del Dio della Letteratura (Man) e al Dio della Guerra (Mo). Durante la visita; tra fumi d’incenso, lampade e statuette votive, una domanda ha preso a rigirarmi nella testa. “Cosa sarebbe accaduto se ad andare in Cina, contrariamente a come faccio io, sarebbe stato un uomo alla ricerca dell’essenza della vita e non delle opportunità di lavoro?”

Ed ecco che viene fuori Andrea, un brillane imprenditore che, dopo essere stato travolto da una serie di eventi sfortunati e fallimentari, perde le certezze del materialismo e si affida al viaggio come opportunità per ricercare l’essenza del suo spirito perduto. Una sorta di viaggio della speranza per curare dubbi e delusioni derivanti da un’esistenza improntata sul materialismo.

I monaci incontrati al monastero, gli amici che vivono in Cina e i miei fornitori di sempre, mi hanno fatto dono di un enorme blocco di materia emotiva dal quale tirare fuori una storia semplice, ma (al dire dei lettori) ricca di suggestioni. Da questo blocco, come uno scultore, ho iniziato a togliere e togliere, fino a scoprire l’essenza del racconto, che amo definire “semplice a tal punto che l’uomo impegnato fatica a comprendere”.  

Scrivendo, di conseguenza, ho cercato di togliere il superfluo che accumuliamo nella vita quotidiana, lasciando solo l’essenza dei pilastri fondanti delle relazioni umane: l’amicizia, l’amore, la contemplazione, la tolleranza, costruendo per loro, a forza di parole, una casa immersa in un silenzio, talvolta, troppo raro per l’uomo moderno.

#huiko

(Mario Volpe)

Il pane al vapore della Cina.

Se vi lamentate del sapore sciapito del pane toscano vuol dire che non avete mai assaggiato i mantou, i tradizionali panetti cinesi cotti al vapore in contenitori di bambù.

 I panetti hanno una consistenza morbida e spumosa e un sapore neutro. Per farla breve non sanno di niente, almeno nella loro versione classica, per questo il loro consumo è spesso accompagnato da altre pietanze, o addirittura al loro impasto sono aggiunti pezzetti di carne o frutta secca per la preparazione di spuntini da strada. 

Questa pietanza, originaria del nord della Cina, è realizzata semplicemente con acqua e farina, non con riso come molti erroneamente credono, si è diffusa in tutto il territorio della Repubblica Popolare, tanto da permettere la nascita di veri e proprie catene di street-foodche offrono questo tipo di pane, rivisitato in chiave moderna, ai numerosi turisti e stranieri che affollano le strade delle megalopoli Cinesi.

Diciotti

…i migranti della Diciotti chiederanno (in tutte le sedi preposte) un risarcimento di settantamila euro allo Stato per limitazione della libertà personale. A prescindere dal giudizio di ciascuno, il caso potrebbe costituire un precedente giuridico foraggiato da chi (indipendentemente dalle intenzioni) ha promesso di votarsi all’interesse di un Paese che ha sofferto e, tuttora soffre, per corresponsabilità amministrative passate e, ahimè, presenti dovute a riflessioni e comportamenti poco ponderati. Se credi di riuscire in qualcosa in cui gli altri hanno fallito, prima di agire è meglio chiedersi il perché.(MarioVolpe)

La quarta via

Impronte indelebili nel cuore culturale di Napoli

 

ffUn atto d’amore verso la cultura, questa è stata la valenza simbolica e potente del gesto della poetessa Lina Adele Giubitosi all’apertura della presentazione della sua ultima silloge poetica: “La quarta via”.

Un gesto concretizzato dall’atto di donare; Lina, infatti, ha letteralmente regalato il suo volume a tutti i presenti nella prestigiosa sala convegni del Grand Hotel Parker’s di Napoli. Non si è trattato solo d’offrire al lettore la profonda delicatezza dei suoi versi, ma di fare omaggio anche del lavoro e dello sforzo necessario per partorire una creatura complessa come quella di un libro.

La poetessa Lina Giubitosi, permeata della sua brillante sensibilità, è riuscita a fare molto di più, costruendo lo spessore culturale della serata tra le tappezzerie e gli arredi che rimandano all’atmosfera di una Belle Époque Napoletana sognata da una schiera di nostalgici del buon gusto. I suoi versi, solidi e concreti come i mattoni di una fortezza, sono stati ingrediente principe, miscelato con dovuta sapienza alle esecuzioni musicali del flauto e del pianoforte di Francesco D’Acunzo e di Antonella De Pasquale,  per addolcire le interessanti ed acute osservazioni degli intellettuali invitati all’evento.la4v2

Eppure al di là delle granitiche visioni del poeta professore Giulio Mendozza e dell’editore Monetti resta la meravigliosa apertura dell’autrice de “La quarta via”, che da un’interpretazione metaforica del titolo ritrova una strada alternativa nell’offrire la possibilità di leggere, e soprattutto di leggere poesia: estratto dell’anima di ogni verseggiatore.

Considerazioni, queste, condivise anche dal gruppo letterato dei Perliani, guidato dalla dolce mano poetica di Anna Busiello e di cui Lina è fuoco vivo e calore umano. Ed è stato tra l’avvolgente calore umano dell’amicizia e della cultura che questi figli, di una Napoli troppo martoriata, hanno lasciato sul suo terreno le loro preziose e inimitabili impronte.

(MarioVolpe)

Un dolce chiamato libro.

Un romanzo è come un dolce, la sua realizzazione richiede un ventaglio d’ingredienti da amalgamare con pazienza, da cuocere alla giusta temperatura rispettando i dovuti tempi e, infine, decorare fino a concretizzare l’immagine mentale che il pasticcere coltiva nella sua mente. Il risultato del lavoro del sapiente artigiano è offerto al gusto dell’assaggiatore, che attratto inizialmente dalle forme, dai profumi e i colori che stimolano il primo impatto ne assapora un pezzo concentrandosi sul gusto che l’amalgama spande sui ricettori del sapore. Il successo dell’opera è dato dal desiderio di mangiarne un altro pezzo. Alla stessa maniera di un dolce ben fatto, che stimola il gusto, un romanzo deve stimolare la curiosità del lettore obbligandolo a voltare pagine. Questo è un patto che le buone storie e i buoni libri non possono tradire.

Il vuoto in 60 secondi.

(Racconto)

Mentre si cade dall’ultimo piano di un palazzo

c’è il tempo per ripercorrere tutta la vita in un minuto.

Gustavo Mastrocinque: il dottor Gustavo Mastrocinque, amministratore delegato della BIM (Banca Investimenti Mediterranea), impiegò soltanto sessanta secondi per ripercorrere la sua vita, dalla folle idea di gettarsi nel vuoto, fino al ricordo della macchia di gelato alla fragola che gli colava sulla camicia nuova. Nessuno lo rimproverò per la disattenzione, in fondo, aveva a malapena tre anni e mai avrebbe pensato, cinquantasette anni dopo, di scegliere il suicidio alla vergogna d’un arresto. Affidò il suo corpo al vuoto nello stesso istante in cui qualcuno bussò alla porta con un mandato di cattura. Il tocco della mano che picchiava fu l’ultimo suono asciutto che udì, il resto era il sibilo continuo e assordante del vento gelido che s’insinuava nei timpani durante la caduta, ghiacciandogli la testa dall’interno. Era inverno. I capelli sventolavano come mille bandiere, gli occhi lacrimavano dal rossore, la bocca era tirata in un sorriso forzato per la pressione dell’aria sulle gote e, nella solitudine del volo, si rivide alla direzione della banca mentre amministrava i migliori clienti e i loro grossi capitali, eppure era ben consapevole che senza il master alla Administration Financial School of New York non sarebbe rimasto che un semplice cassiere a contare spiccioli e stampare ricevute allo sportello.

-Ambizione, questo serve ambizione per andare avanti nella vita-, gli ripeteva continuamente suo padre pianificando gli studi di un giovane Gustavo obbediente ad ogni suo volere.  Aveva programmato la vita del ragazzo dai primi anni del liceo, spronandolo a superare gli ostacoli che si frappongono tra l’uomo e il suo obbiettivo. Di questo si parlava a casa Mastrocinque, non di avvenire e di futuro, ma di obbiettivi che Gustavo centrò, talvolta affannando, con pochi scrupoli.

 -Sono solo percorsi di lavoro lunghi e difficili-, pensava spesso per giustificare la sua coscienza, eppure mai nessuno di essi gli sembrò così veloce come la discesa incontrollata che stava affrontando in quel preciso istante mentre il cuore gli batteva forte come un tamburo. I palpiti gli ricordavano i primi rigurgiti d’amore quando, tra i banchi di scuola, incrociava con lo sguardo gli occhi di Roberta, neri come la notte. Eppure lei non se lo filava per niente, lo ignorava al punto che un giorno ci avrebbe fatto tre figli e gli avrebbe sistemato il nodo della cravatta tutte le mattine prima che lui andasse al lavoro. Ma il giorno del tuffo nel vuoto, Roberta non avrebbe mai immaginato che le sue dita artritiche e doloranti avrebbero stretto il nodo della ‘blue-tie di Marinella’ per l’ultima volta. Forse ringraziò il cielo di non dover più sottoporsi forzatamente al quel gesto a cui, ella stessa, non rinunciava. Erano i sensuali ricordi di una giovinezza passata, quando il nodo lo slacciava con la brama di chi apre una confezione di un dolce per infilare la lingua nella crema dei bignè. Ormai tutt’intorno era rinsecchito e malgrado Gustavo avesse la sua stessa età, godeva d’un aspetto più fresco e tirato. Non era raro che qualche amico, dopo inventariato le rughe, lo tacciasse di un patto con il diavolo.

-Solo sport e cibo sano, ecco il mio patto-, ripeteva Gustavo sfoderando una fila di denti bianchi come le perle del Baltico.  L’invidia degli amici ribolliva, eppure, in quell’istante, nessuno avrebbe preso il suo posto sebbene la sua ricchezza facesse gola a molti. Ironizzavano tutti di preferire i panni di Jalo, il primo gemito di Mastrocinque; quello era il vero uomo fortunato. Aveva ragazze a iosa, auto sportive, stava tutto il giorno in palestra, nessun pensiero gli s’inchiodava in testa se non quello di vincere il torneo annuale di Ping-pong seguendo i rimbalzi della pallina sul fondo del tavolo da gioco azzurro come il cielo, che s’allontanava rapidamente dal viso di suo padre. Nella caduta Gustavo s’era girato con la schiena rivolta alla terra, mentre le gambe e le braccia divaricate non offrivano sufficiente resistenza per rallentare la corsa impressa dal peso dell’aria che premeva sul petto e, in quel momento, i ricordi, dapprima ordinati, si mischiarono tra loro in balia del vento che frustava con violenza ai lati della giacca diluendo il grido, acuto e costante, che gli usciva dalla gola. Era un suono modulato da frammenti di dialoghi in procinto di finire tra l’indissolubile abbraccio della morte:

…Roberta, sono certo ti poterti rendere la donna più felice della terra.

…siete due gocce d’acqua Gustavo, nessuno potrebbe dire che non è tuo figlio…

…questo è il soggiorno, ampio e luminoso…

…papà ti presento Asia…

…incantato, devo dire che ha sputo scegliere bene il ragazzo…

…dottor Mastrocinque, la delegazione l’aspetta in sala riunioni…

…un applauso al nostro nuovo amministratore delegato, certi che porterà la nostra grande famiglia verso nuovi lidi e splendidi successi…

…niente da fare Roberta, non sia mai detto che la moglie d’un amministratore delegato non viaggi in prima classe. E poi i soldi non sono un problema, vengono giù come pioggia…

…l’improvviso crack della BIM si è abbattuto come un fulmine sul mondo dell’alta finanza…

…il titolo BIM sospeso dal listino di borsa…

…perquisizioni delle Fiamme Gialle sono in corso negli uffici della sede di Largo Indipendenza…

-Dottor Mastrocinque apra la porta, Guardia di Finanza-. Gustavo non aprì e alla terza richiesta i militarsi sfondarono per entrare nell’ufficio.

 L’amministratore delegato non aveva neanche sentito le loro richieste, il suo corpo era già sull’asfalto trenta piani più sotto con il cranio fracassato e il cervello colato via come pallida gelatina al centro di una città che ancora vive.