Huawei, cellulari e spaghetti.

La Huawei, una delle maggiori aziende di telefonia mobile al mondo, è passata in pochi anni dalla commercializzazione di modem e accessori per computer a produrre e dominare il mercato dei dei dispositivi mobili.

Quando nel 1987 Ren Zhengfei la fondò pensò che la sua creatura sarebbe cresciuta in breve tempo, ma non avrebbe mai immaginato di arrivare nel 2019 ad un fatturato di oltre un miliardo e settecento milioni di dollari.

Un miracolo economico, molto diverso da quello delle start-up americane, come Apple e Microsoft nate nei garage di casa ed affidate completamente al genio visionario dei suoi creatori. Il padre del P30-pro (uno dei cellulari più avveniristici sul mercato), la strada non ha dovuto asfaltarla tutta prima di percorrerla. Infatti, il buon vecchio Ren è stato CEO di Telecom-China, con tutti i vantaggi che derivano da una posizione del genere, ha inoltre beneficiato delle tecnologie e del design dei prodotti commissionati dalle aziende americane alle fabbriche cinesi, imitandone stile e funzionalità. Per non parlare dei sistemi operativi presi pari pari da quelli di Google.

Il garage dove è nata Apple

Malgrado non sia stato tutto farina del suo sacco e sia partita già da metà percorso anche la Huawei ha potuto presentare il suo miracolo al mondo, esaltando la bravura del suo fondatore e innalzandolo sul podio degli uomini più ricchi del mondo, come del resto è avvenuto per Alibaba, tralasciando che la Cina non è l’America.

In Cina per avere la fortuna di Jack Ma o di Zhengfei devi essere legato ai compagni di partito, devi avere un posto di comando ed essere parte di un sistema preordinato il cui obiettivo è rendere grande e potente il Paese e i suoi funzionari.

In Cina non puoi fare come Bill Gates e Steven Jobs; perché in Cina, per quanto tu sia bravo, nel garage sotto casa potrai solo cucinare gli spaghetti di soia per tutta la vita.

Mario Volpe
Huiko – Rogiosi Editore
un libro di Mario Volpe


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Importare dalla Cina, gli ingredienti del prezzo.

Trasparenza è la parola d’ordine di ogni relazione professionale e commerciale; la stessa che un onesto venditore applica quando etichetta i prodotti della sua offerta.  Ma se acquistare un qualsiasi oggetto nel negozio sotto casa o in un centro commerciale è abbastanza immediato, in quanto nel suo valore sono già incluse tasse e oneri di gestione, lo stesso non si può dire dei prezzi proposti all’importazione. Infatti, il mondo degli scambi internazionali è costellato da acronimi e sigle assurde di netta derivazione anglosassone, sia per ragioni storiche sia per motivi linguistici, essendo l’inglese l’idioma tecnico per eccellenza.

Quando ci si approccia ad organizzare un’importazione, sia essa dalla Cina o da altro paese, è bene tenere presente che esistono delle spese aggiuntive che andranno a gravare sul costo finale della merce; tali oneri, a seconda degli accordi stipulati tra le parti, saranno pagati dal compratore o dal venditore e spesso includono le spese assicurative sul carico, il costo del trasporto (marittimo, terrestre o aereo), eventuali importi di dogana e movimentazioni del carico per le ispezioni. Inoltre, per una buona gestione della compravendita, non dimenticarsi di prevedere eventuali emolumenti dovuti per lo stoccaggio dopo lo sdoganamento.

Nave portacontainer.

In questa sede esamineremo brevemente alcune delle sigle più comuni che accompagnano le offerte di vendita dall’estero ed applicate, in prevalenza, nell’ambito dei trasporti via mare a cui, di solito, sono legati anche tratte di terra indispensabili per coprire le distanze tra i luoghi di origini dei prodotti e i porti d’imbarco, nonché tra quelli di destinazione. Per tale motivo, un’offerta estera è quasi sempre accompagnata da condizioni accessorie, qualora tali condizioni non fossero chiaramente riportate dall’offerente è bene richiederle esplicitamente, ricordandosi che, solitamente, l’assenza delle condizioni accessorie sottintende un prezzo franco fabbrica. Tale accordo prevede, nella pratica commerciale, che ogni altra spesa per movimentare il carico, dal luogo di origine alla destinazione finale, sarà onere del compratore, e spesso tali costi amministrati da un’altra nazione possono mancare di una completa trasparenza.

Si tenga presente, quindi, che le offerte all’importazione possono essere espresse nei seguenti termini più comuni:

Quotazioni EX-Word: il prezzo della merce è offerto nel magazzino del venditore, tutte le spese accessorie sono a carico   del compratore che le dovrà organizzare e pagarle in aggiunta.

Quotazioni FOB (Free on board): il prezzo della merce include il trasferimento fino al bordo della nave (in caso di trasporto marittimo), ma le spese d’imbarco e le movimentazioni alla partenza saranno a carico del ricevitore che dovrà farsi carico anche dei costi accessori all’arrivo. Con l’introduzione dei container questa condizione è stata leggermente modificata facendo rientrare nelle spese all’origine anche il carico del container sulla nave e non più fino alla banchina. Questa condizione di prezzo non prevede l’assicurazione per il carico che dovrà essere stipulata dal ricevitore, prima della partenza, nel caso voglia tutelarsi dai rischi del trasporto.

Quotazioni CIF (Cost Insurance Freight): in questo caso nel prezzo della merce è incluso sia il trasporto, fino al porto di sbarco, sia l’assicurazione per le merci che sarà stipulata dal venditore. Restano a carico del ricevitore i costi per il trasporto dal luogo di sbarco ai suoi magazzini, nonché gli oneri doganali a destino che, se non diversamente concordato, sono sempre pagati dell’acquirente.

Quotazione C&F e C&I (Costi and Freight) (Costi and Insurance): in questi casi il prezzo della merce include il trasporto marittimo, escludendo l’assicurazione rischi. Nel secondo caso, invece, nel prezzo della merce non è contemplata la movimentazione via mare, tuttavia è inclusa l’assicurazione rischi per il trasporto.

Nella pratica commerciale esistono diverse altre formule per esprime i prezzi, benché quelle riportate siano le più comuni, ma è prudente, in caso di dubbi, richiedere la consulenza di un doganalista per evitare di dover sostenere, spese troppo gravose, che potrebbero compromettere il buon esito dell’affare.

#mariovolpescrittore

#huiko

#lannodeldragone

Importare dalla Cina – Il primo passo, la ricerca di un fornitore affidabile.

Il primo passo da compiere, per chiunque volesse iniziare un’importazione dalla Cina (come da altri paesi), è la ricerca di un fornitore affidabile. Dato per scontato che già si è identificato il prodotto o la serie di prodotti che s’intende acquistare e di aver fatto adeguate ricerche di mercato per determinare la forbice di prezzi accettabili, è possibile iniziare a scandagliare le varie opportunità offerte da organizzazioni private, camere di commercio e siti internet per l’identificazione di un buon contatto.

Decori per il Natale made in China

Per le importazioni dalla Cina è bene ricordare che esistono due macro possibilità di fornitura: una offerta direttamente dalle fabbriche produttrici e l’altra da agenzie di trading specializzate nell’importazione. Nel primo caso, ossia quello del fabbricante, il vantaggio principale è quello di poter beneficiare di prezzi più convenienti e di avere un certo controllo sulla personalizzazione dei prodotti, ma di contro i fabbricanti diretti accettano ordinativi di una certa consistenza. Infatti, se la quantità da importare non raggiunge i minimi richiesti è possibile rivolgersi alle trading presenti sul territorio, che offrono un servizio più adeguato alle piccole importazioni. In casi del genere è importante avere la consapevolezza di richiedere il servizio di un professionista, il cui costo è solitamente incluso nell’offerta del prezzo del prodotto. Talvolta la scelta di affidarsi ad un intermediario è l’unica alternativa possibile, in quanto non tutti i produttori cinesi sono muniti di licenza di esportazione e di conseguenza non sono autorizzati a preparare i documenti necessari per le vendite estere, per non parlare che molti fabbricanti non sono organizzati con personale adeguato a mantenere i contatti con i clienti stranieri.

Indipendentemente dalla tipologia di fornitore, è necessario trovare un soggetto affidabile che, non solo sia in grado di offrire un buon rapporto qualità prezzo, ma che abbia tutte le carte in regola per garantire un servizio post vendita, assistenza in caso di ricambi e la continuità di lavoro. Se in passato l’unica alternativa possibile era quella di sobbarcarsi il viaggio fino in Cina o affidarsi alle banche dati della camere di commercio, oggi è possibile affidarsi a piattaforme internet specializzate in tal senso. Si tratta di vetrine virtuali dove i produttori o le trading pubblicano i propri prodotti e le proprie offerte, rispettando un albero di categorie previsto dal gestore della piattaforma. Alcune di esse maggiormente evolute assegnano dei punteggi di affidabilità grazie ai quali l’eventuale compratore può farsi un’idea di massima sulle capacità dell’offerente.

 Le piattaforme più comuni e facilmente consultabili, senza nessun aggravio di costi, sono Alibaba.com,  Made-In-China.com, o quella della promossa dalla Fiera di Guangzhou, ma ne esistono molte altre, alcune delle quali altamente specializzate per specifici prodotti e raggiungibili tramite una semplice interrogazione nei motori di ricerca.

Prodotti ad alta tecnologia

Seppur tali piattaforme risultano velocizzare tantissimo la ricerca di un prodotto è sempre bene ricordare che non entrano in merito alla trattativa commerciale, lasciando eventuali rischi a carico del compratore e per tale ragione è necessario essere molto prudenti prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, pensando di aver trovato, in un solo colpo, l’Eldorado tanto agognato. Le incomprensioni, infatti, sono sempre dietro l’angolo ed infieriscono impietosamente sulla mancanza di esperienza di chi s’approccia per la prima volta a tale genere d’attività.

Un consiglio importante, da tenere sempre a mente, è che offerte troppo basse, rispetto al mercato, possono nascondere insidie ed è sempre buona norma richiedere, ove possibile, un campione del prodotto, pur dovendo pagare le spese di spedizione. Talvolta, poche centinaia di euro, investiti per una campionatura, sono lo scudo migliore contro le sgradite sorprese. Altro aspetto da non sottovalutare è la gestione del pagamento, scegliendo una forma che possa garantire anche il compratore; evitando di mandare danaro tout court al fornitore.

 E’ importante inoltre ricordarsi che l’uso di queste piattaforme non è sempre adeguato per grossi investimenti, pertanto se l’oggetto dell’importazione è una partita di merce di alto valore o le quantità da trattare sono elevate, è sempre consigliabile iniziare la ricerca visitando le numerose fiere campionarie organizzate in Asia e in Europa dove la possibilità d’incontrare faccia a faccia un potenziale fornitore può meglio garantire l’acquirente.

#mariovolpescrittore

#huiko

#l’anno del dragone

Attenzione al marchio CE

Chiunque volesse iniziare un’attività d’importazione dalla Cina (o da qualsiasi altro paese non appartenente alla comunità Europea) non dovrà, assolutamente, trascurare l’importanza delle certificazioni e del marchio di conformità CE.

Iniziamo con il dire che tale marchio non è un simbolo rappresentativo della qualità di un prodotto o della superiorità costruttiva rispetto ad un manufatto similare, ma è soltanto l’attestazione che l’oggetto, su cui è apposto, è realizzato nel rispetto delle direttive Comunitarie. Infatti, ogni bene immesso nel mercato europeo ha l’obbligo di rispettare specifiche direttive. Senza voler inoltrarsi nei dettagli della materia, troppo vasta per essere trattata in questa sede, è necessario sapere che non per tutti i prodotti vige l’obbligo di applicazione del marchio di CE, ed attaccarlo indiscriminatamente su ogni cosa è una pratica illegale.

La stampigliatura, che deve essere realizzata rispettando le dovute proporzioni grafiche prescritte, viene sempre applicata su giocattoli, prodotti a funzionamento elettrico, occhiali, prodotti per la cura del corpo, attrezzi per il fitness, contenitori a contatto con cibi e bevande, lampade, telefoni cellulari, prodotti per uso medico e diversi altri oggetti di cui è possibile trovare un elenco completo nei siti internet della Comunità Europea, eppure è necessario prestare la dovuta attenzione perché  alcune sottocategorie merceologiche, a cui notoriamente per principio dovrebbe essere applicato il marchio, non lo richiedono: un esempio lampante sono le doppie e triple spine e gli adattatori delle prese elettriche domestiche in quanto, a tutt’oggi, non esiste uno standard di conformità comune a tutti i paesi membri. Tanto è vero che le prese elettriche in Europa cambiano da nazione a nazione. Tale principio richiama la regola cardine per cui è stata concepita la stampigliatura CE, ossia la conformità di costruzione valida in tutta la comunità e non la sua qualità.

L’importatore che intende acquistare merce dall’estero deve considerare almeno questi principi base ed assicurarsi che il suo fornitore sia in grado di provvedere alla certificazione dei prodotti che realizza. Tale certificazione, emessa da un laboratorio specializzato accreditato nella Comunità Europea, è una sorta di documento d’identità del prodotto che avvalora la stampigliatura del marchio CE, evitando che lo stesso venga applicato indiscriminatamente solo per aggirare i controlli doganali. Le merci che lo richiedono, e su cui il marchio non è apposto, potrebbero essere sequestrate dalle autorità di frontiera ordinandone la distruzione, la rietichettatura, o peggio l’adeguamento strutturale, dopo aver eseguito un test di conformità sul territorio. Tali inconvenienti producono, di conseguenza, un aggravio di costi per l’importatore, il quale vedrà sfumare la convenienza dell’affare, oltre alla possibile imputazione di reati doganali, molti dei quali di natura penale.

A seguito di questa sintetica analisi sul marchio CE, che invito comunque ad approfondire, in virtù del tipo di prodotti da importare, prima di concludere un affare con un produttore estero (nel nostro caso Cina), è importante non tralasciare lo studio dei prezzi di mercato e non puntare subito sull’offerta più bassa.

I prezzi troppo sotto la media, benché allettanti per ogni commerciante, potrebbero nascondere qualche insidia: prima tra tutti la certificazione CE falsa o inesistente. In casi del genere, una volta pagata la fornitura, c’è poco da fare.  Buona abitudine è quella di farsi inviare una copia del certificato e del report di costruzione prima di confermare il contratto di fornitura, assicurandosi che il codice del prodotto stampato sulla confezione sia richiamato nel certificato, in modo particolare quando il documento di conformità racchiude un insieme di prodotti similari. Altri dati importanti da verificare sono: la scadenza del documento, (normalmente la validità è di 5 anni dalla data di emissione) e che l’ente certificatore sia presente nella lista dei laboratori accreditati, avendo cura, una volta completato l’iter d’importazione, di custodire il certificato per renderlo disponibile ai clienti che ne facciano richiesta o alle le autorità di controllo. L’impossibilità di esibire l’attestazione di conformità pone l’importatore in una posizione di rischio per eventuali sequestri di merce che possono avvenire anche dopo molti mesi dallo sdoganamento. Prima di concludere un business, grande o piccolo che sia, è consigliabile ricordare il detto: chi ben inizia è a metà dell’opera.

(Mario Volpe)

Christmas World 2019 di Francoforte

La crisi contribuisce ad appiattire la crescita economica, ma la creatività Partenopea accende nuove opportunità.

Anche quest’anno le porte del centro espositivo di Francoforte si sono aperte per ospitare il Christmaworld, la fiera internazionale dedicata alle decorazioni di Natale. L’evento è da sempre un punto di riferimento per gli operatori del settore: rivenditori, allestitori, decoratori e responsabili di pubbliche amministrazioni e grosse strutture ricettive alla ricerca delle ultime tendenze.

Quest’anno i cambiamenti non erano tanto nelle novità proposte, le quali sembrano attraversare un periodo di stallo creativo, ma nella tipologia di visitatori che hanno iniziato ad affollare gli stand. Infatti, la persistente crisi commerciale del settore che ha travolto i piccoli rivenditori, sia per la capillare presenza dei negozi cinesi oltre alla spudorata arroganza dei colossi mondiali dell’e-commerce, è stata una delle motivazioni che ha spinto gli esercenti al dettaglio a tentare di scalare la classica filiera distributiva dell’importatore e grossista, per fare capolino direttamente dai produttori, la cui maggioranza è rappresentata da aziende cinesi e thailandesi che hanno occupato un intero padiglione della fiera.

I visitatori italiani non hanno fatto mancare la propria presenza con un’altissima percentuale di operatori Napoletani, molti dei quali, sapendo che   la portata di ordinativi da sostenere andava ben oltre le proprie possibilità distributive, hanno organizzato gruppi di acquisto per assorbire le consistenti quantità di merce che le aziende asiatiche pretendono per dare corso alle produzioni.

Certamente la forza derivante dai gruppi d’acquisto permette di superare ostacoli che i singoli esercenti sono impossibilitati ad affrontare, ma generano numerose difficoltà che gli operatori avvezzi ben conoscono: il problema della complessità di operare in concorrenza; la mancanza di esclusività di prodotti acquistati; la gestione delle scorte e altre diverse questioni di carattere puramente commerciale. Allorché taluni,dopo aver constatato l’inopportunità di rischiare in un settore che inizia a scricchiolare sotto il peso della saturazione, hanno preferito ripiegare sulle grosse compagnie tedesche, belghe e olandesi che riescono a fare da cuscinetto tra i fabbricanti e le minori esigenze di fornitura da parte dei negozi. Compagnie, che sostituendosi agli specialisti italiani e partenopei,contribuiscono sempre più all’assottigliarsi del montante degli ordinativi stagionali veicolati nel territorio nazionale da parte della propria abituale clientela alla ricerca  spasmodica di novità. La traslazione di ordinativi e pagamenti verso altri paesi d’Europa contribuisce, se pur involontariamente, a ridurre i flussi di liquidità acuendo le sofferenze delle piccole e medie imprese che formano la trama del tessuto economico dell’Italia.

Un’Italia che per certi versi ha tentato un timido riscatto portando alcune aziende d’allestimento a sfidare, con l’inventiva, i colossi del nord Europa pur soffrendo ancora di una gestione in prevalenza familiare. 

Naturalmente la magia del Natale riesce a diluire le perplessità per i futuri andamenti economici del settore, lasciando i visitatori immersi nelle possibili aspettative delle nuove tendenze che non si slegano dalle decorazioni che imitano gli elementi della natura, a quelle di silicone ampiamente usato per i nuovi abeti artificiali, alle palline in vetro marmorizzato, fino alle novità tecnologiche applicate all’illuminazione gestite dall’intelligenza artificiale dell app. Elementi di novità che negli allestimenti moderni non possono mancare, ma stringendosi fanno  posto ad una icona della tradizione germanica, il soldatino Schiaccianoci che, dalla malinconica fiaba di Hoffman, sgomitola per guadagnarsi un posto sotto l’albero.

Importare dalla Cina – La Lettera di Credito

La scelta del pagamento è una delle modalità più delicate, a cui bisogna prestare attenzione, quando si deve regolarizzare una procedura. Importante è tenere ben presente le varie normative valutarie in vigore che regolano il trasferimento di danaro all’estero, preferendo pagamenti tracciati o garantiti dall’intermediazione di una banca. Per piccole importazioni, nell’ordine di centinaia di dollari o euro, è possibile ricorrere a Paypal, Alipay,Applepay o carte di credito, (in Cina si preferisce il circuito UNION PAY, in quanto  Visa e Mastercard non sempre sono accettate).  Se l’attività d’importazione assume una caratteristica di continuità e coinvolge importi di maggior rilievo è meglio ricorrere a sistemi di pagamento adeguati all’importanza della trattativa.

La forma migliore è, senza dubbio, l’apertura di una Lettera di Credito (abbreviata con l’acronimo L/C), un sistema di pagamento messo a punto per tutelare entrambe le parti dell’affare. In sostanza, il compratore si rivolge ad un istituto bancario per aprire un credito a favore di un beneficiario (un fornitore nel caso di una compravendita) a fronte di specifiche condizioni. Tale credito sarà perfezionato, con il pagamento, nel momento in cui il beneficiario assolverà a tutte le richieste di condizione formulate dal firmatario.  La Lettera di Credito è una formula di pagamento che coinvolge movimenti di danaro consistenti e richiede l’intermediazione di una banca come parte attiva, la quale prima di sciogliere tutte le riserve e dare via libera al trasferimento del danaro, verificherà con attenzione le condizioni proposte.  L’intervento di un soggetto terzo potrà meglio garantire il firmatario che il pagamento verrà eseguito solo se il beneficiario concorderà con le condizioni contrattuali, tutelando anche il venditore che avrà la sicurezza di essere onorato a contratto concluso senza ripensamenti da parte dell’acquirente.

Nella pratica commerciale, per finalizzare una Lettera di Credito il venditore dovrà dimostrare di aver preparato la commessa esibendo, alla banca, i documenti rappresentativi della merce tra cui: la fattura e la polizza di carico (marittima, aerea o combinata).Quest’ultimo documento è fondamentale per comprovare che la merce sia stata effettivamente consegnata ad un vettore per la spedizione. La L/C, per sua natura, è una formula costosa, sia in apertura che per l’incasso, per tale ragione, talvolta, si preferisce ricorrere a sistemi di pagamento meno impegnativi come la formula del “Dopo Incasso”. In questo caso il fornitore, dopo aver preparato la spedizione, invierà i documenti commerciali alla banca del cliente che provvederà al pagamento della fattura.Diversamente dalla Lettera di Credito, non vi è alcun obbligo da parte del cliente nel pagare la spedizione, ragione per la quale è necessario che sussista una fiducia consolidata tra il compratore e il venditore; la stessa fiducia necessaria per concordare, come pagamento, il Trasferimento Telegrafico (indicato brevemente come T/T), ossia un bonifico bancario internazionale.

Quest’ultimo metodo è attualmente molto richiesto dai fornitori per poter disporre subito delle risorse finanziare necessarie ad avviare la produzione, in particolare da quando la Cina è passata da un’economia totalmente controllata dallo Stato ad una con partecipazione dei capitali privati.

Il pagamento con bonifico, spesso anticipato, è particolarmente rischioso a causa della concreta possibilità che il beneficiario possa trattenere i soldi e sparire.Per ovviare a tale pericolo, nella pratica commerciale si è soliti spedire un acconto tra il 20% e il 30%, e pagare il saldo a spedizione avvenuta, magari dopo aver ricevuto almeno una copia del documento di carico delle merci, seppur nulla possa realmente garantire al 100% il compratore, se non la fiducia reciproca animata dalla voglia di fare buoni affari insieme.

#huiko

#mariovolpescrittore

Importare dalla Cina, come pagare.

Il pagamento è il momento più delicato di ogni transazione commerciale. Infatti, è proprio attraverso il trasferimento di danaro, da venditore ad acquirente, che possono nascondersi le peggiori insidie, in particolare quando l’operazione economica riguarda contraenti risiedenti in paesi diversi e, di conseguenza, soggetti a leggi valutarie differenti a cui bisogna approcciarsi con attenzione.

La prima cosa che occorre considerare, quando ci si appresta ad un’importazione, è assicurarsi di avere tra le mani il contratto di vendita o la fattura proforma, con tutte le indicazioni del venditore quali: l’indirizzo (ove fosse possibile controllare sempre che si riferisca ad un’azienda esistente), i recapiti telefonici e la relativa e-mail, un sito internet sarebbe da preferire, le coordinate bancarie a cui inviare il pagamento, le condizioni di vendita, la descrizione delle merci e i relativi prezzi pattuiti. Infine controllare l’apposizione del timbro e della firma sul documento. La data e il numero di riferimento sono elementi importanti da riportare nelle motivazioni di pagamento.

Antiche monete cinesi.

Dopo aver verificato  la correttezza dei dati e il rispetto delle condizioni, di cui è bene tenere sempre una traccia scritta,  è possibile procedere con il pagamento; la cui forma è solitamente scelta dal venditore ed è condizionata in base al valore degli acquisti. Per importazioni il cui valore si aggira sull’ordine delle miglia di euro, il sistema più rapido e solitamente più richiesto è il bonifico internazionale anticipato. Per prassi commerciale un produttore corretto chiede un anticipo che si aggira tra il 30% o il 50%  della commessa. Il saldo sarà inviato successivamente alla presentazione di un documento di spedizione che i produttori preparano entro trenta giorni dall’anticipo. Il bonifico può essere inviato anche a saldo di tutto l’ordine se la commessa non richiede tempi d’attesa, mentre per contratti programmati o per importi a cinque zeri è consigliabile concordare una forma di pagamento con maggiori garanzie, rispetto al semplice invio di danaro. Tale forma è conosciuta come  Lettera di Credito, ed è coperta da un soggetto terzo, solitamente un banca, che assicura il pagamento al venditore solo se questi abbia rispettato le condizioni contrattuali.

La forma di  lettera di credito più usata, nell’ambiente mercantile, è il Credito Documentario, ovvero una promessa di pagamento mantenuta dal cliente solo dopo che il venditore abbia sottoposto al garante una serie di documenti rappresentativi delle merci oggetto della trattativa.

Il Credito Documentario non è sempre accettato dai venditori perché richiede una particolare attenzione nel preparare con cura l’incartamento per l’incasso e il pagamento può avviene solo dopo la spedizione, inoltre, richiedendo l’intervento di un garante terzo,  è particolarmente onerosa. Malgrado ciò la lettera di credito è l’unica forma che possa tutelare l’acquirente da eventuali cattive sorprese. Naturalmente il venditore disonesto saprà come aggirare l’ostacolo per mettere a segno una truffa, per questo la prudenza è sempre raccomandata, ma la presenza di una banca internazionale solitamente riesce a fare da deterrente.

Ad ogni modo, gli importatori non molto esperti o che devono gestire una commessa di altro valore dovrebbero preferire il Credito Documentario al bonifico, ma per l’acquisto di campionatura o partite di merce minime, si può fare ricorso  alle moderne piattaforme di pagamento come  PayPal, AliPay o, in ultima analisi, una carta di credito UnionPay  (gestore Cinese),  facendo attenzione a non violare le normative valutarie internazionali per evitare  importanti noie legali.

#huiko

#mariovolpescrittore

Huiko, curiosità.

Per scrivere Huiko (il mio ultimo libro edito da Rogiosi), ho impiegato quasi sei mesi, la maggior parte dei quali spesi più a togliere materia che ad aggiungerne.

L’idea del romanzo è nata al rientro da un recente viaggio di lavoro in Cina, nel corso del quale mi sono concesso la libertà di una visita al tempio di Man Mo, il più antico di Hong Kong.

Il tempio è dedicato alla venerazione del Dio della Letteratura (Man) e al Dio della Guerra (Mo). Durante la visita; tra fumi d’incenso, lampade e statuette votive, una domanda ha preso a rigirarmi nella testa. “Cosa sarebbe accaduto se ad andare in Cina, contrariamente a come faccio io, sarebbe stato un uomo alla ricerca dell’essenza della vita e non delle opportunità di lavoro?”

Ed ecco che viene fuori Andrea, un brillane imprenditore che, dopo essere stato travolto da una serie di eventi sfortunati e fallimentari, perde le certezze del materialismo e si affida al viaggio come opportunità per ricercare l’essenza del suo spirito perduto. Una sorta di viaggio della speranza per curare dubbi e delusioni derivanti da un’esistenza improntata sul materialismo.

I monaci incontrati al monastero, gli amici che vivono in Cina e i miei fornitori di sempre, mi hanno fatto dono di un enorme blocco di materia emotiva dal quale tirare fuori una storia semplice, ma (al dire dei lettori) ricca di suggestioni. Da questo blocco, come uno scultore, ho iniziato a togliere e togliere, fino a scoprire l’essenza del racconto, che amo definire “semplice a tal punto che l’uomo impegnato fatica a comprendere”.  

Scrivendo, di conseguenza, ho cercato di togliere il superfluo che accumuliamo nella vita quotidiana, lasciando solo l’essenza dei pilastri fondanti delle relazioni umane: l’amicizia, l’amore, la contemplazione, la tolleranza, costruendo per loro, a forza di parole, una casa immersa in un silenzio, talvolta, troppo raro per l’uomo moderno.

#huiko

(Mario Volpe)

Acquistare in Cina: niente di misterioso.

Negli ultimi tempi non si fa che parlare di Cina, di come sia importante stringere affari, grandi o piccoli che siano, con il paese del Dragone, con la conseguente esplosione di sedicenti esperti, manuali e siti internet, che in cambio di un abbonamento a pagamento (o una tantum), promettono il trasferimento delle competenze necessarie per fare affari con i cinesi. 

In modo del tutto naturale, dopo aver accumulato un’esperienza di oltre trent’anni di commercio con la Cina di ogni genere possibile di prodotti, mi sento, tranquillamente, d’affermare che per acquistare dai cinesi non esistono segreti di cui venire a conoscenza, se non un poco d’esperienza nel commercio in genere con la prudenza del buon imprenditore.

Il primo consiglio che mi sento di offrire a chiunque volesse importare le proprie merci dalla Cina è quella di diffidare da qualsiasi piattaforma o consulente che dietro compenso anticipato promette di offrirvi tutti gli strumenti necessari per iniziarvi a tale strada, tanto in definitiva i soldi che rischiate in caso di bidone (che nel commercio è sempre possibile) sono i vostri. 

Se non ve la sentite di rischiare direttamente i vostri soldi, potete sempre rivolgervi ad importatori specializzati che si accolleranno, in tutto o in parte, il rischio d’impresa: in fondo è il loro lavoro. 

Nel caso in cui, vogliate immergervi in quest’esperienza commerciale, per certi versi stimolante, esistono alcune semplici regole auree che possono essere facilmente seguite senza sborsare danaro se non per le merci che acquistate. 

La prima, molto importante, è di entrare in contatto culturale con i cinesi. Ai miei tempi era necessario recarsi in Cina, magari partecipando alle fiere e visitando le fabbriche tutte le volte. Il popolo del Dragone, all’inizio è alquanto diffidente, ma dopo aver instaurato un rapporto di fiducia è possibile avere un buon interlocutore. Oggi ci sono molti cinesi in Italia ed è semplice approfittare di questa opportunità per entrare in contatto senza dover affrontare, almeno inizialmente, un lungo viaggio.

La terza è di affidarsi per qualsiasi informazione alle Camere di Commercio, che malgrado qualche pecca, sono gli organismi meglio strutturati per offrire la giusta consulenza senza alcuno scopo di lucro personale.

La quarta, non avere paura delle banche. Le maggiori banche italiane sono attrezzate con uffici esteri in cui opera personale preparato in grado di fornire la giusta consulenza e gli strumenti adeguati a chiunque voglia intraprendere un’attività d’importazione.

La quinta, spendere un poco di tempo sul sito delle Dogane e magari non disdegnare una visita all’ufficio doganale più vicino a noi, per dissipare dubbi sui prodotti che intendiamo comprare dalla Cina.

Infine, è possibile affidarsi ad un doganalista, un vero e proprio professionista delle pratiche in dogana, questione di fondamentale importanza per chiunque voglia importare merci dai paese extra-cee.

In ultima analisi, ma non per ordine d’importanza, suggerirei la lettura di buoni libri sulla Cina, sulle tecniche del commercio, sui casi di studio di altre aziende e di come hanno risolto problemi e perplessità. Se pur queste letture non potranno avere un riscontro immediato sulla vostra futura attività d’importatore daranno un buon contributo alla vostra conoscenza. Come primo testo mi sento di consigliare “L’arte della guerra di Sun Tzu” (edizioni Mondadori anche in e.book a €0,99), perché anche se non dobbiamo imbracciare il fucile, chi vive d’impresa lo sa bene che ogni giorno è una battaglia.

Negli articoli successivi esamineremo in dettaglio, con alcuni consigli, cosa fare in concreto per importare dalla Cina e quali potrebbero essere i potenziali rischi e come evitarli.

(Mario Volpe)

www.mariovolpe.it

La benedizione dell’imperatore.

Il presidente cinese, o meglio l’imperatore Xi-Jingping, perché come tale è stato accolto dalle autorità italiane che si sono lasciate sfuggire che il loro ospite è il capo di un regime totalitario. L’uomo del rinnovato Celeste Impero ha dato la sua benedizione ad un’economia già in larga parte monopolio del paese asiatico che rappresenta.

Eppure quando un altro dittatore, Gheddafi, venne in Italia piantando la sua tenda beduina a  Villa Pamphili esattamente dieci anni fa, il quotidiano La Repubblica dava risalto alle proteste titolando che il generale Libico era colpevole di violazione dei diritti umani. All’epoca la Cina si muoveva ancora nell’ombra, ma era già una potenza economica. Le sue fabbriche continuavano a soffocare i nostri mercati con le merci a basso costo e le navi della Cos.co. facevano la spola tra oriente e occidente, riportando indietro i container vuoti. Tanto erano insignificanti le esportazioni dall’Italia verso il Paese del Dragone.

Oggi poco è cambiato: a parte la morte di Gheddafi che ha generato il caos in Libia, e la conquista silenziosa della Cina, divenuta potenza incontrastata nel commercio, industria e finanza. Questa ricchezza ha tappato velocemente la bocca a chiunque gli fosse venuta la malsana idea di sollevare qualche obiezione, o semplicemente parlare, della tutela dei diritti umani in Cina. 

I cinesi hanno acquistato le nostre aziende, che in caso contrario sarebbero andate fallite, si sono insediati nei comparti strategici della nostra economia, hanno acquistato squadre di calcio ed ingaggiato i nostri allenatori, e poco importa se ancora esiste la pena di morte, se ancora un intellettuale può essere considerato un sovversivo,  se accedere a Facebook o Google è reato, se non esistono libere elezioni in un paese che si definisce Repubblica Popolare. Basti guardare le etichette di provenienza dei prodotti su cui è stampigliata in caratteri minuscoli la dicitura ‘Made in P.R.C.’ (People Republic China).

Sono le contraddizioni Italiane, da una parte si fanno manifestazioni contro le violenze e dall’altra s’acclamano i poteri dittatoriali chiudendo gli occhi in nome dell’oro del Dragone: un’ipocrisia vergognosa. 

Partito Comunista Cinese.

Quando erano i soli imprenditori, con iniziative personali, a relazionarsi e stringere accordi con le aziende siniche, portando a casa profitti e assumendosi l’onere e il sacrosanto rischio d’impresa, la questione dei diritti umani restava scollata dalle firme dei contratti privati, ma quando sono i governanti ad avallare affari e scambi commerciali con uno stato totalitario allora c’è da riflettere, perché ciò che si è stipulato con i cinesi sarà valido fino alla morte del loro presidente; per l’Italia, al massimo, fino al prossimo governo.

Il pane al vapore della Cina.

Se vi lamentate del sapore sciapito del pane toscano vuol dire che non avete mai assaggiato i mantou, i tradizionali panetti cinesi cotti al vapore in contenitori di bambù.

 I panetti hanno una consistenza morbida e spumosa e un sapore neutro. Per farla breve non sanno di niente, almeno nella loro versione classica, per questo il loro consumo è spesso accompagnato da altre pietanze, o addirittura al loro impasto sono aggiunti pezzetti di carne o frutta secca per la preparazione di spuntini da strada. 

Questa pietanza, originaria del nord della Cina, è realizzata semplicemente con acqua e farina, non con riso come molti erroneamente credono, si è diffusa in tutto il territorio della Repubblica Popolare, tanto da permettere la nascita di veri e proprie catene di street-foodche offrono questo tipo di pane, rivisitato in chiave moderna, ai numerosi turisti e stranieri che affollano le strade delle megalopoli Cinesi.