Kasamaan, l’istinto oltre la ragione.

Kasamaan è una parola in lingua Tagalog (parlata nelle Filippine) che indica il Maligno. Il male nel suo assoluto così come l’uomo nella paura genera la percezione dalla sua presenza. La paura profonda e incontrollata, che in ogni momento, possa perdere la vita. Attraverso questi racconti, con personaggi talvolta ricorrenti, l’autore vuole porre la sua attenzione su quale potrebbe essere la vera natura del male e sulle paure che genera la sua esistenza. La raccolta inizia con un’introduzione dello stesso autore che descrive la paura come un sentimento, come una sensazione elevandola quasi ad uno stato meritevole della vita per cui la natura ha potuto continuare il suo corso evolutivo assoggettando tutte le sue creature alla sensazione di terrore, ma solo l’uomo associa ad essa anche la terribile percezione dell’angoscia. La paura può essere il grimaldello che tiene ancorato l’istinto, evitando una perdita di controllo che potrebbe portare al compimento delle azioni più abominevoli e riprovevoli se lasciato libero di agire e cavalcare la sua innata indole.
La paura e il male, due elementi complementari nella nostra vita che l’autore cerca di agganciare in dodici brevi racconti dove la curiosità, l’amore, la voglia di evadere, i sogni e il senso del dovere possono trasformarsi nella paura di fallire o di morire attraverso la percezione di una domanda quasi scabrosa. Il male e la paura fanno bene alla condizione umana? Cosa è che veramente temiamo? Quali sono i limiti oltre i quali la ragione impone il suo stop?

Attraverso le fantastiche immaginazioni di queste storie si cerca di mostrare le varie facce delle angosce umane per arrivare alla conclusione finale, il vero terrore che attanaglia l’uomo è il fallimento. Il fallimento nel lavoro, negli affetti, della stessa vita resa vana ed asciutta da ogni importante significato, evidenziando che per quanti sforzi si facciano, eventi inaspettati e improvvisi possono dirottarci verso mete dolorose, oscure e inafferrabili. Così è narrato nel brano “La Suora”, dove il fortissimo desiderio di una ragazza nel farsi monaca alla ricerca della serenità non è stato sufficiente a scaraventarla nel baratro del più animale e brutale dei comportamenti: quello di divorare la propria figlia deforme. Anche la curiosità di Berry, detto il Barile, lo spinge troppo oltre la sicurezza e la padronanza delle sue azioni facendolo cadere nelle braccia della morte attraverso ciò che lui crede un banchetto per demoni; o nell’ Ulivo dove i ricordi di innocenti giochi da bambini si mescolano a terribili momenti si sofferenza rimossi dal tempo e avidamente ricercati da un sopravvisto che deve regolare i conti con la sua vecchiaia.
Tutte espressioni dell’insicurezza, dell’inquietudine che passano attraverso le certezze dalla religione, della scienza e della storia fendendole con la scure della paura dalla quale nessun essere umano è immune.

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